In un momento storico in cui i viaggi sono sempre più complicati, se non impossibili, noi videogiocatori abbiamo la possibilità di tuffarci ancor di più nei mondi virtuali dei nostri giochi preferiti.
Mondi che, per chi si decida ai cosiddetti open worlds sono spesso graficamente sempre più vicini alla realtà, ma soprattutto sempre più vivi.
Anche quando i suoi abitanti gestiti dall'IA interagiscono in modo limitato o non interagiscono proprio.
Anche quando i suoi abitanti gestiti dall'IA interagiscono in modo limitato o non interagiscono proprio.
Anche quando non ci sono umani o alieni senzienti, ma solo creature più o meno bizzarre, i mondi virtuali sono comunque sempre più vivi, sempre più pieni di aspetti non strettamente funzionali alla giocabilità, ma pensati per rendere l'esperienza di gioco più immersiva.
E quindi capita che molti di noi invece che proseguire nello sviluppo della trama, "perdano tempo" ad esplorare questi mondi, senza altra ricompensa se non scoprire, a volte, qualche scorcio suggestivo, qualche citazione pop, qualche conversazione divertente.
Forse è anche pensando a questo tipo di giocatori che gli sviluppatori hanno da tempo iniziato a prevedere la possibilità di scattare fotografie all'interno dei giochi, con strumenti sempre più elaborati che ormai comprendono la possibilità di regolare inquadratura, messa a fuoco, esposizione.
Da qui nasce questo progetto, che è quello di raccogliere quelli che ormai è ormai è possibile realizzare come veri e propri reportage fotografici, non diversi da quelli che si potrebbero riportare a casa da un viaggio nel mondo reale, ma che invece testimoniano le vita di mondi virtuali.
Forse è anche pensando a questo tipo di giocatori che gli sviluppatori hanno da tempo iniziato a prevedere la possibilità di scattare fotografie all'interno dei giochi, con strumenti sempre più elaborati che ormai comprendono la possibilità di regolare inquadratura, messa a fuoco, esposizione.
Da qui nasce questo progetto, che è quello di raccogliere quelli che ormai è ormai è possibile realizzare come veri e propri reportage fotografici, non diversi da quelli che si potrebbero riportare a casa da un viaggio nel mondo reale, ma che invece testimoniano le vita di mondi virtuali.
Il titolo è un'ovvia citazione all'antologia di William Gibson e Bruce Sterling La notte che bruciammo Chrome, titolo dell'ormai lontano 1986 che raccoglie racconti di fantascienza cyberpunk, movimento letterario che, pur avendo sbagliato moltissime delle sue previsioni, ne ha anche azzeccate molte altre (anche se la realizzazione concreta è spesso molto meno affascinante e invece più banale di quanto contenuto nei loro libri) e soprattutto ha influenzato in modo determinante la cultura pop attuale e non solo per i nerd.
Il progetto è aperto alla collaborazione di chiunque voglia parteciparvi.
Unico requisito è che le foto siano vostre e che siano accompagnate da un minimo di presentazione del reportage.
Unico requisito è che le foto siano vostre e che siano accompagnate da un minimo di presentazione del reportage.
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